La Crionica in Italia


Fino a questo momento la crionica, in Italia, possiamo dire che non esisteva.     

Chiunque fosse stato seriamente interessato ad organizzare la propria sospensione crionica in Italia, si sarebbe trovato in una situazione difficile. Come nel resto d'Europa, in Italia non esistono organizzazioni crioniche, ma fino ad oggi non esisteva neanche una rete di supporto composta da altri crionicisti, come da tempo succede invece in alcune nazioni europee. Le uniche organizzazioni crioniche in esistenza sono negli Stati Uniti, mentre in Europa esistono appunto reti di crionicisti, iscritti ad  organizzazioni americane, che si organizzano per facilitare il trasporto del paziente in Arizona (Alcor) o Michighan (Cryonics Institute) per la conservazione di lunga durata.     

In Italia i problemi son un pò maggiori per via della attuale situazione legale che prevede un periodo di osservazione  di 24 ore dall'arresto cardiaco, per poter disporre del cadavere (con alcune possibili eccezioni).     


Il ruolo di una rete di supporto     

L'idea centrale della crionica è il mantenimento, nelle migliori condizioni possibili, del corpo e soprattutto del cervello della persona in questione, nella speranza di una futura rianimanzione con tecnologie oggi non ancora dispobili (per esempio, con mezzi nanotecnologici). Perchè tale operazione abbia un senso, le reti neurali, le strutture del cervello del "paziente", devono essere conservate con il minor danno possibile. Ciò richiede che il trattamento cominci il prima possibile dopo che il paziente sia stato dichiarato morto dal personale medico (prima sarebbe considerato omicidio!). A sua volta, ciò richiede la presenza di una rete di altri crionicisti che organizzino il tutto, ed è questo che in Italia, per ora, non esiste.     

L'unico paese in Europa che abbia un numero di crionicisti sufficiente ad organizzare una rete di supporto simile è l'Inghilterra, dove addirittura ne esistono due, uno che fa riferimento alla Alcor e uno al Cryonics Institute (il sito di quest'ultima, la European Cryonics Support Groups, è qui ).     

Queste reti di supporto permettono che la temperatura di un "paziente" sia rapidamente abbassata, dopo la morte, con impacchi di ghiacco. In condizioni ideali la salma è anche collegata ad un "thumper", un apparato che pratica la respirazione artificiale ed il massaggio cardiaco, in modo da mantenere il rifornimento di sangue ossigenato al cervello fino al momento del "wash-out", la perfusione del corpo con sostanze antigelo per limitare la formazione di cristalli di ghiaccio. Ciò è fatto da un'agenzia di pompe funebri di Londra che offre questo particolare trattamento come parte dei propri servizi, per chi lo richieda (nel caso del Cryonics Institute si tratta della Albin & Sons). La Albin ha accesso ad un areoplano privato con il quale raggiungere qualunque nazione in Europa, Europa dell'est, Russia e Medio Oriente ed il loro personale ha ricevuto training presso il Cryonics Institute per quanto riguarda il trattamento della salma. Infine, il corpo viene spedito al Cryonics Institute all'interno di uno speciale contenitore studiato per il mantenimento della bassa temperatora. Un volta arrivato in America, ha inizio la terza e ultima fase del trattamento. La temperatura viene portata al livello dell'azoto liquido e la salma è conservata indefinitivamente.     

In Italia, una rete di supporto del genere non esiste e nessuno ha mai contattato un'agenzia di pompe funebri per sapere se sarebbero disponibili ad offrire lo stesso trattamento offerto dalla Albin: il sotto-progetto I-Cryo appeno nato cercherà di muoversi in tal senso. Senza "wash-out", la formazione di  cristalli di ghiaccio durante il congelamento causerebbe al paziente danni di tale portata, che la procedura non avrebbe senso: se e quando la rianimazione divenisse possibile, il paziente avrebbe perso parti non rimpiazzabili del proprio cervello e con loro memorie e personalità, cioè le basi stesse dell'identità. Nella migliore delle ipotesi, ammesso che la tecnologia futura possa rianimare un caso del genere, sarebbe necessaria la creazione arbitraria di estese regioni del cervello, con la conseguenza che si tratterebbe di un individuo diverso dall'originale, senza le sue memorie o personalità. Non esisterebbe, quindi, quella continuità indispensabile alla sopravvivenza dell'individuo originale. 


Che fare?     

Chiunque fosse seriamente interessato ad organizzare la propria sospensione crionica in Italia dovrebbe prendere in considerazione una serie di iniziative:     

1) Stipulare un'assicurazione sulla vita che garantisca in caso di morte fra i 28.000 e i 120.000  dollari a seconda del tipo di iscrizione preferita e della associazione crionica scelta, piu' altri 10.000 dollari necessari per le spese di trasporto e per la perfusione. Conviene stipulare questa assicurazione il prima possibile contanto che c'è il rischio di divenire non assicurabili nel caso in cui seri problemi di salute si manifestassero all'improvviso. Inoltre, prima si ottiene questo tipo di assicurazione e meno costa. E' importante ricordare, sopratutto se si è giovani e non ancora sposati o con figli, che è una buona idea acquistare più assicurazione di quanto serva per la sospensione crionica, in modo che una parte possa essere destinata alla famiglia (anche se tale famiglia al momento non esiste).     

2) Mettersi in contatto con il Cryonics Institute o con la Alcor.     

3) Cercare altre persone nella propria area che siano interessate alla crionica, per mettere in piedi una rete di mutua assistenza, senza la quale sarebbe difficile ottenere una sospensione ottimale.     

4) Contattare varie agenzie di pompe funebri e identificarne una disponibile a fornire il trattamento di perfusione con la miscela di sostanze antigelo necessarie. Il personale della Albin può raggiungere l'Italia facilmente, ma è ovvio che un'agenzia di pompe funebri locale arriverebbe sul luogo più rapidamente, riducendo cosí il periodo critico fra il momento in cui il "paziente" è dichiarato morto ed il momento in cui il trattamento ha inizio.     

5) Situazione legale. Fino a quando la normativa vigente non sarà modificata, sarebbe necessario fare in modo di trovarsi all'estero (Gran Bretagna o, ancora meglio, Stati Uniti) nel momento in cui la sospensione fosse necessaria. Al momento la legge recita che "nessun cadavere può essere sottoposto a trattamenti conservativi, a conservazione in celle frigorifere, prima che siano trascorse 24 ore dal momento del decesso. Salvo i casi in cui il medico necroscopo avrà accertato la morte anche mediante l'ausilio di elettrocardiografo, la cui registrazione deve avere una durata non inferiore a 20 minuti primi". La possibilità di ridurre da 24 ore a venti minuti il periodo di tempo fra la morte e l'inizio del trattamento di criopreservazione offre chiaramente una speranza a chi non possa recarsi all'estero, anche se durante quei venti minuti  il deterioramento delle strutture del cervello sarebbe certamente sostanziale. Inoltre, sarebbe necessario l'intervento un medico necroscopo disposto ad essere presente quando necessario e con l'equipaggiamento necessario, il che potrebbe essere difficoltoso dal punto di vista pratico.     


Conclusione     

Per quanto difficile, non è assolutamente impossibile oggi organizzare la propria sospensione crionica in Italia. Con la nascita del sotto-progetto I-Cryo molti dei problemi considerati insormontabili verranno eliminati. In particolare il suddetto in futuro fungerà da tramite per stipulare assicurazioni sulla vita e avere contatti con il C.I. e la Alcor; creerà una rete di supporto italiana per le emergenze; creerà accordi con agenzie di pompe funebri volenterose di aggiungere tra i propri servizi il trattamento di perfusione; si muoverà per la modifica delle leggi vigenti.

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Vedi anche: 

La globalizzazione della crionica. FutureNews, la newsletter della Cryonics Society, ci aggiorna sulla crescita del movimento crionico in Europa (Russia e Germania).

 

Originariamente pubblicato su Estropico